Ciao Amico e Maestro

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Eravamo a casa tua, io di fianco a te, abbiamo visto insieme l’ultima tappa del Tour quando i Campi Elisi sono diventati una grande strada azzurra e Vincenzo ha regalato a tutti un sorriso, finalmente convinto. In quel momento mi hai detto: “Davide, adesso tocca a te”. Di quelle parole io vivo: “Davide, tocca a te”.

Una semplice frase che con freddezza estrema e sottile coerenza mi rimanda dai sogni alle concrete vicende del mio mondo, quello del ciclismo; dalla paura di non soddisfare i tuoi, i miei desideri al timore di non saper dare concretezza alle tue speranze che sono, soprattutto, le speranze di tutti coloro che vogliono bene al ciclismo italiano.

Ho paura nel sostituirti in un ruolo così importante e cosi difficile. Difficile, soprattutto perchè sognare non basta, men che meno sperare.

Il dolore di averti perso, pur grande, non sarà mai uguale alla gioia di ritrovarti ogni giorno in quello che penso, che programmo, che desidero come commissario tecnico.

Ci sei tu, sempre, con i tuoi insegnamenti, le tue raccomandazioni, la tua onestà che ti ha portato a diventare un punto di riferimento per generazioni di corridori.

La mia, nel tuo ricordo, sarà una squadra di uomini generosi, amici, con in testa un solo desiderio, ma fortemente voluto: indossare la maglia azzurra con dignità.

E vorrei regalarti buoni motivi per rivedere ancora i tuoi occhi umidi di gioia e sentire la tua mano che stringe la mia come l’ultima volta quando, insieme, abbiamo condiviso la gioia di essere primi con Vincenzo sul podio del tour de France e l’arco di trionfo a fargli da degna corona.

Ciao amico e maestro.

FIRENZE 2013: LA MIA ANALISI DELLA CORSA

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Quanta acqua domenica scorsa in quel di Firenze. Il maltempo ha reso durissimo un percorso che, nel caso di giornata soleggiata, non sarebbe stato cosi selettivo, ma lo si sapeva. Con tutte quelle curve e la discesa tecnica di Fiesole, l’asfalto bagnato ha creato non pochi problemi anche ai più spericolati. Vero Vincenzo?

Nibali è stato superlativo, il più forte a mio modo di vedere. Quando l’ho visto passare sotto il traguardo a 2 giri dalla fine (-32 km) con 1’10’’ di ritardo dal gruppo dei migliori ho pensato che il suo mondiale fosse finito. Invece no. Nello spazio di 5 km è rientrato e in un batter d’occhio è ripiombato nelle posizioni di testa. Appena ha trovato un compagno invece di lamentarsi per la scivolata ha detto: “Allora quando attacchiamo?” Un grande.

Senza quella caduta, sarebbe arrivato più fresco al giro finale con la seria possibilità di staccare tutti quanti. Solo Joaquim Rodriguez eventualmente avrebbe potuto restare con lui e il mondiale avrebbe preso un’altra piega. Anche la caduta di Luca Paolini è costata parecchio alla nostra nazionale. Stava benissimo, aveva speso il giusto ed aveva coordinato la strategia di Bettini in maniera impeccabile. A proposito. Qualcuno ha criticato la condotta troppo generosa dei nostri, in testa fin dal primo giro del circuito di Firenze. I nostri conoscevano meglio di tutti gli altri le insidie del percorso. Due salite, una discesa difficile, tantissime curve, sapevano che restare davanti comportava un dispendio energetico minore rispetto a tutti coloro che restavano dietro. E cosi è stato. Vanotti e Santaromita prima, Nocentini e Ulissi poi hanno fatto un lavoro spettacolare. Regolari in salita, a tutta in pianura. Con questa condotta di gara hanno stancato gli avversari. Dietro era un continuo tira e molla che ha sfiancato la resistenza di quasi tutti. Per non parlar delle numerose cadute che hanno falcidiato la corsa. Con l’asciutto avrebbe potuto essere un percorso tipo Fiandre, con il bagnato invece per corridori da Liegi. Cancellara, Sagan, Gilbert non sono riusciti a restare a galla e hanno mollato già al primo allungo di Scarponi, poi irrimediabilmente staccati dalle progressioni di Rodriguez e Nibali. Purtroppo la scivolata del siciliano ha lasciato il segno, sulle gambe e alla testa. Vincenzo ha perso sicurezza, scendendo Fiesole si è fatto staccare da Rodriguez e sull’ultimo ponticello a meno di 2 km dall’arrivo si è visto sfilare da Rui Costa. Peccato perché una medaglia avrebbe potuto ancora conquistarla. La Spagna ha buttato via la corsa. Valverde ha commesso un errore clamoroso. Facendosi scappare Rui Costa ha praticamente fatto perdere il Mondiale al suo compagno di nazionale. Non credo alla malafede, non penso che Valverde abbia lasciato partire il portoghese perché militano nelle stesa squadra (Movistar) ma resta una gravissima disattenzione. Rui Costa non è stato il più forte ma il più furbo. Non ha tirato un metro per inseguire Rodriguez, ha lasciato il lavoro sulle spalle di Nibali e con un solo attacco, in curva, si è sbarazzato della compagnia per andare a riprendere Rodriguez a 500 metri dall’arrivo. Niente da dire, impeccabile.

Ancora una volta nessun italiano sul podio ma come ha detto il nostro Commissario Tecnico: “ Meglio una medaglia di legno che una sconfitta come la Spagna. Questo Mondiale in fin dei conti ci ha detto che Nibali è davvero un gran corridore. Prima o poi un Mondiale lo vince.

BIKEACADEMY A GRAN CANARIA 13-23 FEBBRAIO 2014

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“L’estate sta finendo e un anno se ne va”…Le conoscete le parole di questa canzone vero?

“Sto diventando grande e lo sai questo non mi va”.

Si siamo grandi ormai, ma abbiamo tante cose che ci fanno tornare ragazzini e una di queste è la bicicletta.  L’altro giorno, per la prima volta, ho partecipato ad una gara amatoriale, quando mi sono presentato al via era come se tornassi indietro di 35 anni. Ho corso per una vita, ho preso il via  a 12 Giri d’Italia, 9 Tour de France, 9 Campionati del Mondo ma partecipare ad una corsa vera e propria (anche se leggermente di più basso livello) a distanza di tanti anni mi ha dato la possibilità di assaporare vecchie sensazioni. Ad un certo punto, prima del via, ho chiuso gli occhi ed ho cercato di risentire quelle emozioni che inondavano il mio cuore tanti tanti anni fa. Nulla si è cancellato, fantastico.

Anche per questo vado ancora in bicicletta e anche se l’estate sta finendo ne arriverà un’ altra ed il nostro obbiettivo è di sfruttare una delle nostre passioni per restare grandi e non invecchiare mai. Come? Semplice, cominciare il 2014 nel migliore dei modi.

Chi ben comincia è a metà dell’opera. Si dice così vero? Quest’anno Froome e iIbali hanno iniziato  subito bene e si sono tolti soddisfazioni inimmaginabili. Noi, nel nostro piccolo dobbiamo fare la stessa cosa. Difficilmente possiamo vincere il Tour? Pazienza, abbiamo altri traguardi importanti da raggiungere. Il primo è quello di stare bene, divertirci, pedalare (se possibile un po’ più forte) insieme a corridori (la parola corretta è questa) bravi ma soprattutto simpatici ma dove? Alle CANARIE naturalmente.

Quando? Dal 13 al 23 febbraio. Ebbene si. Al posto dei 7 giorni classici siamo riusciti a presentarvi un programma con 9 uscite che, secondo me, sono ideali , non vi pare? Dieci giorni.  Ho sempre pensato che fossero ideali per una vacanza come la nostra. Con la canonica settimana il rischio è di voler fare tanto in poco tempo tralasciando i giorni di recupero che invece sono molto importanti. Ora invece, avendo 2 giorni in più la situazione è migliore perché si possono programmare belle uscite dando la possibilità al nostro fisico di recuperare e rendere lo stage proficuo su tutti i punti di vista.  La partenza è fissata per il Giovedì sera con il ritorno previsto il 23, di domenica. L’hotel sarà lo stesso di quest’anno: H10 Playa Meloneras. E’ uno dei più belli dell’ isola, un  5 stelle con camere curate, ristorante ottimo e abbondante e una bellissima spa. Formula vincente non si cambia.   Come sempre saremo un gruppo ristretto di 50 ciclisti con Max Lelli capitano del gruppo dei forti, Marco Velo responsabile del reparto medio che in pratica vuol dire tutto quel settore che vuol fare km senza esagerare ed un altro professionista (il nome non ve lo dico ora) a pilotare il gruppo meraviglia che, come dice il nome, macina km in assoluta tranquillità. Inoltre da quest’anno una novità: il gruppo Supermeraviglia adatto ai neofiti della bicicletta che vogliono iniziare a pedalare con noi.  Ed io? A dir il vero sarei da meraviglia ma anche i forti non mi fanno paura perché avendo le auto al seguito potrò chiedere aiuto in qualsiasi momento (non c’è giuria che possa squalificarmi). A parte gli scherzi avendo un telecamera sempre con me sarò impegnato a riprendere le nostre uscite per poi riproporle nella riunione serale. Sarà come sempre una vacanza speciale dove il pedalare sarà una delle tante cose belle che faremo. Vi aspetto. Per tutte le informazioni scrivete a cassanivacanze@gmail.com

PEDALARE AD OTTOBRE

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Fermi no. Non si può. Ora ci aspetta il mese di ottobre e la cosa migliore è continuare ad uscire in bicicletta possibilmente 3 volte alla settimana. Abitate vicino a qualche zona termale? Ideale sarebbe fare una settimana di inalazioni per prevenire bronchiti, sinusiti cioè tutte quelle malattie delle vie aeree superiori. Io conosco, Porretta, Salsomaggiore, Riolo terme, Montecatini, Chianciano, Saturnia ma tante altre sono perfette per una prima terapia di prevenzione. L’importante è continuare ad uscire in bicicletta. Nessuno stress, zero ripetute, solo uscite tranquille, a sensazione. Solamente a chi ha più di 50 anni consiglio di fare una ventina di minuti, non in tutte le uscite ma una volta alla settimana, un lavoro per allenare la potenza aerobica, cioè soglia che equivale al 90% della frequenza massima raggiungibile. Potete anche dividerlo in due. Chi ha salite nelle vicinanze ne cerca una di 3 km circa, anzi due cosi può fare un lavoro di 10’ da ripetere 2 volte. Nella prossima newsletter che vi manderò tra un mese parleremo di cosa bisognerà fare a novembre. 

CONSIGLI PER L’ALLENAMENTO

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Cari amici, avete poco tempo per allenarvi? Ecco due allenamenti ottimali per non perdere neanche un minuto e migliorare il vostro rendimento.

Allenamento numero 1

Km 50

Riscaldamento 25’

A seguire 10’ al MEDIO 5’ SOGLIA

Defaticamento 15’ tranquilli agili facendo scendere bene le pulsazioni

A seguire 10’ MEDIO 5’ SOGLIA come prima

Defaticamento 20’ in agilità tranquilli

TOTALE: 90’ quindi circa 50 km

Il riscaldamento fatelo come meglio credete. Nessun consiglio da dare

Il lavoro al medio vuol dire stare intorno all’80/85% della frequenza massima . (chi ha freq max 180 deve stare intorno a 150). Non cercate subito quella frequenza ad inizio ripetuta ma date tempo al fisico di arrivarci gradatamente. A seguire portatevi alla SOGLIA (sempre gradatamente) cioè 90% della freq. Max. Vuol dire intorno alle 160/163. Importante sentire le proprie sensazioni, se le pulsazioni non salgono bene vuol dire che siete un po’ stanchi quindi, rispetto alle indicazioni, state un po’ più bassi con le pulsazioni.

Questo è un ottimo allenamento per migliorare la vostra soglia. Cosa vuol dire? Che se normalmente riuscite a tenere i 35 orari, con questi speciali allenamenti riuscirete a tenere i 37 con la stessa fatica.

Questo allenamento può essere modificato per quanto riguarda i tempi. In base alla vostra preparazioni i 10’ possono diventare 8 e i 5’ ridotti a 3. Vedete voi. Usate la testa. Se non riuscite a fare per intero la seconda ripetuta riducetela. Ok?

Allenamento numero 2

Km 50

Riscaldamento 25’

Serie da 10 cosi frazionata: 40”forte 20” piano di seguito.

Defaticamento 20’ in agilità tranquilli cercando di abbassare le pulsazioni

Serie da 10 come prima: 40” forte 20” piano di seguito.

Defaticamento 20’

Questo è un allenamento duro. Prestare la massima attenzione perché il cardiofrequenzimetro non ci può aiutare tanto. Non guardatelo nemmeno. L’intensità per i 40” deve essere tale da poter permettervi di fare le 10 ripetute alla stessa velocita, Non bisogna fare le prime forte e le ultime più piano. Regolatevi. Quando fate questi 40” non alzatevi sui pedali ma sempre da seduti. Posizione con mani basse sul manubrio. I 20” sono un vero e proprio recupero cambiando anche il rapporto (più agile). A proposito, cercate di fare girare le gambe, non è un lavoro di forza quindi potrebbe andare bene un 53×15 o anche 16. E nei 20” fate girare sempre un po’ le gambe e cercate di scendere intorno ai 30 orari.

Questo allenamento è ottimo per migliorare le vostre capacità lattacide che in pratica vuol dire abituare i muscoli a pedalare con l’acido lattico.

Questi 2 allenamenti studiati per la pianura ma si possono fare anche in salita ma il discorso cambia e ne parleremo la prossima volta.

CORDENONS – MONTASIO

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Paularo e’ un bel paese nel cuore della Carnia. È qui che entra nel vivo la 10a tappa che prende il via da Cordenons e dopo 168 km terminerà a Montasio. 80 km di strade semplici e scorrevoli. dopo Tarvisio si comincia a salire ma sempre con una certa delicatezza. Cento km alle spalle e 67 da fare, Paularo il paese d’origine di Franco Pellizotti, unico friulano in gara. Dopo il ponte la strada diventa un budello, e’ molto stretta e ci sarà’ una bella lotta per prendere la salita nelle prime posizioni di un gruppo che sta andando verso una salita inedita, mai fatta prima: Cason di Lanza. Mancano 64 km. Non avendola mai fatta mi sono preparato studiando nel dettaglio l’altimetria e so che il Cason di Lanza e’ divisa in due settori divisi da un tratto in discesa di 2 km. In totale sono 14, ii primi 6 facili gli ultimi 6 difficili. Non mi sono scaldato molto bene ma ho l’ impressione che di facile qua non ci sia un bel niente. La strada e’ piccola, silenziosa, arcigna. Ho fatto un primo tornante, un secondo, un terzo e il mio Garmin continua a indicarmi una pendenza intorno al 12/13% e non si è’ bloccato, semmai sono le gambe un po’ legnose. Dopo un paio di km imbocco una galleria e finalmente posso respirare un po’. Se la prendono forte rimangono subito 30 corridori, non di più. Per arrivare al primo scollinamento i successivi 4 km sono con pendenze ad una cifra . La pedalata torna leggera, i muscoli felici di contrarsi e rilassarsi senza particolari difficoltà. I due km a scendere sono molto tecnici ma piacevoli anche se ormai sono pronto per la seconda parte di salita che si preannuncia severa. Ci siamo. la valle si apre davanti ai miei occhi, anche il sole vuole dire la sua spuntando di tanti in tanto in mezzo a nuvolacce basse e frastagliate. Mi alzo sui pedali, mi siedo, mi rialzo, torno a sedere, cambio rapporto, alzo la testa, l’abbasso, ho fatto solo 800 metri ma così ripidi che quando ritrovo pendenze più umane neanche tolgo il 34/25. Appena 300 metri e comincia il secondo muro. Altri 800 metri con pendenze che arrivano al 17%. Mentre sto litigando con la mia bicicletta mi supera ( in auto) Enzo Cainero, il presidente del comitato organizzatore che mi dice: “Davide, guarda che non è questo il tratto più duro, mandi mandi” e se ne va. Dico la verità, sono preoccupato e affaticato ma quando vedo la terza rampa mi demoralizzo. Micidiale. Questa fa male, quasi 1500 metri dal 15 al 18% e non esagero, giuro. Un cartello stradale con scritto Austria km 2 a sinistra mi ricorda che sono quasi al confine ma io resto in Italia e vado a destra,la salita ritorna abbordabile. Mancano 2 km ma il duro non è’ finito perché manca il quarto gradone di 600 metri. Più che un Cason de Lanza mi sembra un casin de l’ ostrega…..ma ormai è’ finita, l’ ultimo mezzo km e’ praticamente pianeggiante. Non pensavo fosse così feroce. A proposito, la storia dice che Attila con il suo esèrcito nel 492, invase l’Italia passando proprio di qua. il capo degli Unni aveva saputo che da queste parti era nascosta la spada di Marte (Lanza sta a significare lancia). Qui la storia si mischia alla leggenda ma questa resta la strada di Attila anche se l’ erba a distanza di anni e’ ricresciuta. Tornando ai tempi nostri dico che, se qualche scalatore in giornata dovesse decidere di attaccare e portare via un gruppetto di 5-6 corridori, qualche passista forte da classifica rischierebbe grosso perché salite così dure al giro di quest’ anno non ce ne sono tante. Dalla cima mancano 50 km, 13 di discesa pura, stretta, ripida. Ci sono diversi tornanti ma anche parecchi rettilinei dove la velocità sarà talmente elevata che l’istinto di ordina di frenare. A conoscerla si risparmiano almeno 30″ pèrche’ ci sono tante curve che si possono affrontare con un leggero tocco del freno. Da Pontebba a Chiusaforte si ritorna su strade molto larghe in leggera discesa. 12 km molto veloci ma a 22 km si svolta a sinistra e comincia la salita verso Montasio. 11 km in falsopiano a seguire 7 km fino a Sella Nevea abbastanza tosti ma neanche troppo (8%). Ne restano 4. Subito un dirizzone al 16 ma quando di km ne mancano 3,5 comincia il km più ripido di tutto il giro d’Italia. Si arriva al 20%. Sono in mezzo alle nuvole, il 34/28 il rapporto giusto non per me ma per loro, i campioni che questo giro lo correranno. Mille metri dove si possono perdere 5″ ogni 100 metri. L pendenze tornano umane quando cominciano i tweet scritti sull’ asfalto cioè a 2km dall’ arrivo. Questa e’ una novità. Un centinaio di tweet sono stati selezionati e ricopiati sull’ asfalto. Alcuni molto molto belli altri meno, tutti significativi. Gli ultimi 700 metri sono praticamente pianeggianti e l’ arrivo sarà nel bel mezzo del nulla cioè al centro di un anfiteatro circondato da montagne alte bianche e maestose. Le uniche costruzioni sono stalle dove da maggio a ottobre albergano le mucche che ci regalano uno di formaggi più buoni d’ Italia, il Montasio. Pensavo che fosse una tappa come tante altre invece ho scoperto due montagne che potrebbe segnare le sorti di questo giro. Lo ripeto, Cason di Lanza e’ la salita giusta per staccare chi va forte a cronometro. Su pendenze del genere cambia tutto e con un pizzico di coraggio chi avrà perso minuti nella crono di Saltara può, dopo pochi giorni recuperare gran parte del tempo perso. Una tale occasione non si può rimandare. Capito uomini di montagna?

TOUR DE FRANCE CONSIDERAZIONE FINALE

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Era il favorito e nessuno è riuscito ad impensierirlo. Bradley Wiggins ha dominato il Tour de France. Lui e il Team Sky hanno fatto il bello e cattivo tempo e solo un ottimo Vincenzo Nibali ha tentato di scardinare la potenza britannica. Veniamo subito al sodo. Nibali. E’ stato bravissimo, è cresciuto molto rispetto agli anni passati e in questo Tour non avrebbe potuto fare di più. Sapeva prima di partire che nei confronti di Wiggins aveva almeno 5’ da recuperare per via dei tanti km a cronometro e sapeva che anche Evans era più forte di lui almeno contro il tempo, ma l’ha battuto. E’ riuscito a salire sul podio e non dimentichiamoci che a Liegi erano almeno una decina ad ambire a quel risultato. Lui c’è riuscito gli altri no. Froome merita un discorso a parte. In salita era il più forte ma anche se avesse avuto via libera non credo avrebbe potuto vincere.  Sarebbe stato bello vedere i due Sky lasciati liberi di giocarsi le proprie carte almeno sull’ultima salita (Toussiure e Peyragude) ma francamente era difficile che avvenisse.  Una squadra deve sottostare a logiche tattiche, Froome era partito per aiutare Wiggins e non poteva essere lui ad attaccare. Sarebbe cambiato il discorso se qualcun altro fosse partito, allora si che sarebbe stato bello vedere la reazione dei due britannici, ma nessuno è riuscito nell’intento.

Vincenzo Nibali potrà vincere un bel giorno un Tour de France? Io credo di si. E provo a spiegare la mia risposta. Ha 27 anni, quest’ anno è andato molto più forte degli anni scorsi e nei prossimi migliorerà ancora. Da Juniores e Under 23 era tra i più forti a cronometro perché il talento l’ha sempre avuto. Il lavoro che gli ha fatto fare Paolo Slongo (il suo preparatore) è stato produttivo e  nei prossimi anni andrà più forte. Ha margini perché la sua posizione aerodinamica è migliorabile e anche gli allenamenti specifici lo porteranno a perdere meno tempo rispetto agli specialisti puri. Nel ciclismo di oggi sono i particolari a fare la differenza. Wiggins li cura, NIbali meno. Vincenzo è più naif, Bradley è una macchina da guerra, niente viene lasciato al caso. Credo proprio che questo Tour sia stato fondamentale per la crescita di NIbali perché si è reso conto di essere forte ma ancora di più che se vuole vincere questa corsa dovrà lavorarci sopra con il massimo impegno.  Il prossimo anno correrà con l’ Astana e da quello che si sente in Giro potrebbe tornare al Giro (per vincerlo) snobbando il Tour dove potrebbe ritentare l’assalto tra 2 anni. Sono discorsi prematuri anche perché una decisione verrà presa il giorno in cui saranno svelati i percorsi di entrambe le corse. A proposito. Non mi è piaciuto quello del Tour di quest’anno. Troppe crono e poca salita e quella poca posizionata male. Ma come si fa a mettere il muro di Peguère a 38 km dall’arrivo?  E  l’ Aubisque e Tourmalet ad inizio tappa? E perché solamente 3 arrivi in salita? Qualcosa bisogna cambiare. In questo ciclismo dove la squadra è diventata ancora più importante rispetto a qualche anno fa è doveroso proporre percorsi adeguati per permettere anche a chi non ha un team fortissimo di potersi  giocare le proprie carte. Non servono tapponi d’altri tempi ma salite al posto giusto. Un ‘altra cosa, si parla tanto delle radioline causa principale di un ciclismo sempre meno spettacolare. Ve lo dice uno che è sempre stato contrario ma non sono quelle la causa principale di un ciclismo che stenta a regalare emozioni. Basta sentire attentamente le dichiarazioni dei corridori e capirete tante cose. Ormai tanti  corrono controllando i watt. E’ stata la scoperta più importante degli ultimi anni.  L’allenamento basato sui watt ha permesso agli atleti di migliorarsi davvero tanto e anche in corsa è il dato che più di ogni altro viene considerato.  Le sensazioni, l’ esperienza, la capacità di dosare le forze un tempo erano essenziali per ottenere il risultato. Ora un po’ meno.

AMATORI: UN TEST FACILE FACILE PER MIGLIORARE IN SALITA

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Avete mai fatto un test Conconi? Se non sapete neanche cosa sia  ora provo a dirvelo in poche parole. E’ una prova incrementale che viene fatta al chiuso solitamente con la vostra bicicletta montata su un simulatore oppure su un cicloergometro. Si comincia a velocità molto bassa e, a intervalli regolari, si aumenta lo sforzo, ma molto lentamente, fino ad esaurimento. Questo test dovrebbe permettere di stabilire la vostra frequenza cardiaca di soglia cioè quel limite oltre il quale c’è accumulo di acido lattico. A dir il vero le cose sono un po’ cambiate in questi ultimi anni perché non si dovrebbe parlare più di soglia ma di critical power e qui le cose si complicano un po’. Ma non perdiamoci su argomenti troppo complicati. Io, nei tanti test fatti, riuscivo a toccare 185/187 pulsazioni e mi dicevano che la mia soglia era di 170/172 cioè il 92% circa rispetto alla frequenza massima.  Programmavo l’allenamento specifico su quelle frequenze cioè ripetute di 15’-30’ intorno a 170 senza mai oltrepassare le 172 p/m . Ora i professionisti si allenano in base ai watt di potenza. Cioè calibrano le varie ripetute controllando il wattaggio.  Chi va in bici sa che tutti i giorni non sono uguali e che potrebbero esserci sbalzi elevati,  quindi diventa difficile calibrare l’allenamento basandosi solo sulle frequenze. Io, tanto per farvi un esempio pratico, se in corse di un giorno riuscivo a stare per diversi minuti a 180, in qualche tappa del Giro non riuscivo a oltrepassare le 140. Ben 40 battiti di differenza. Motivo? Stanchezza, mancanza di recupero. Le pulsazioni variano i watt no.

Noi non siamo cosi tecnologici ma vi suggerisco un metodo per stabilire un valore che alla fine risulterà utilissimo. Munitevi di un cardiofrequenzimetro, sul mercato ne trovate alcuni anche a prezzi ragionevoli. Trovate una salita abbastanza lunga, circa 6/8 km in modo da poterla fare in 20/25 minuti. Fate partire il cronocardio in modo da poter analizzare poi i dati. Deve essere uno sforzo  da “cronoscalata” quindi belli impegnati.  Meglio se prima avete fatto qualche km (20-30) di riscaldamento.

Finito il tutto controllate la media della vostra frequenza cardiaca del settore cronometrato. Viene fuori 170 pulsazioni? Bene allora il vostro allenamento ottimale per migliorare è affrontare salite non superando le 160 quindi 10 in meno. Quando fate questa prova dovete essere freschi e non dopo una gara o una gran fondo.

Anche quando siete impegnati in una gran fondo cercate di rispettare questo limite (160 p/m) altrimenti correte il rischio di scoppiare. Ok?

BIKEACADEMY A BORMIO…GRAZIE A TUTTI!

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Che settimana! Dopo tanto parlare finalmente 7 giorni di ciclismo pedalato.

Bormio è stata la sede ideale per trascorrere una settimana all’insegna delle grandi salite.

Gavia, Mortirolo, Stelvio, Foscagno, Bernina, Teglio, Lago di Cancano, e quasi sempre con il sole.

Uno spettacolo vero e proprio.

E’ proprio vero, “la fatica è la fabbrica dell’amicizia” è quello che mi dice sempre un carissimo amico ed ha pienamente ragione.

Eravamo una trentina a pedalare e ci siamo divertiti un sacco. Non sono state tutte rose e fiori perché arrivare in cima è stata dura per tutti ma vedere la fatica lasciare il posto all’emozione quando la vetta si avvicinava non è uno spettacolo da poco. E’ stata una settimana fantastica trascorsa con amici veri che danno l’idea di cosa possa fare una bicicletta e una strada che porta a toccare le nuvole. Il sudore che cade dalla fronte, il respiro che dice molto più di qualsiasi parola pronunciata, lo sguardo di chi ti pedala al fianco e per tutti il desiderio di farcela. Non ci sono premi, non c’è classifica ma solo il gusto di dire, ce l’ho fatta. Ho fatto 700.000 km, ho scalato migliaia di montagne, e la mia bicicletta continua a darmi delle emozioni straordinarie. Non guardo l’orologio, non me ne importa niente se qualcuno mi supera ma negli ultimi 3 km dello Stelvio ho sentito la fatica, quella sana, vera, sincera. Non quella che ti toglie il fiato, no, quella fatica che ti permette di sentire cosa c’è dentro di te e di provare un brivido nel momento esatto che leggi la scritta “passo Stelvio”. E la cosa più bella di tutti e condividere le mie  emozioni con quelle dei miei amici.

Qualcuno di loro non aveva mai fatto il Gavia e nemmeno lo Stelvio. Mi hanno ringraziato per avere dato loro il coraggio di sfidare montagne cosi difficili. Sono io che ringrazio loro perché mi fanno venire voglia di fare fatica e la fatica è la fabbrica dell’amicizia.

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ROONDE VAN VLAANDEREN PER CAMPIONI

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Cari amici eccomi ancora qua, prima di cominciare vorrei dirvi che sto abbastanza bene, la forma è ancora un po’ lontana ma per le Ardenne sarò pronto. Più o meno sono nelle stesse condizioni di Philippe Gilbert, almeno credo. Io con una botta in testa lui con guai ai denti, entrambi  in via di guarigione. Quando si picchia la testa non si sa mai cosa può succedere. La paura di rimanere un po’ rincoglionito a dir il vero ce    l’ avevo ma dopo il test di oggi sono più sereno: non ci crederete ma per la prima volta nella mia vita sono riuscito a portare a termine un sudoku diabolico sul Corriere della Sera. Evviva….

Parliamo di cose serie, domani c’è il Giro delle Fiandre e cerchiamo di capire un po’ percorso e favoriti.

Come saprete non c’è più il Muro di Grammont (lo chiamo cosi tanto i fiamminghi non leggono questo pezzo) ma la corsa sarà molto più impegnativa perché i muri cattivi sono più vicini al traguardo di Oudenaarde.

Come al solito i primi 100 km serviranno a scaldare i muscoli. Niente muri, niente pavè.

Il Taaienberg apre il festival delle salite (brevi ma dure) dopo 109 km. E’ qui che comincerà a selezionarsi il gruppo. Dovete sapere che al Giro delle Fiandre non ci sono solo i muri in pavè ma anche settori veri e propri da far invidia alla Roubaix.  Dal km 109 al km 122 il gruppo perderà almeno 60 elementi  proprio perché oltre ai primi due muri i corridori supereranno 3 settori pianeggianti sulle pietre.

Il peggiore tra questi è il Paddestraat, a 120 km dall’arrivo. Lo so che manca ancora tanto ma è qui che potrebbe esserci il primo scossone. Sono quasi 3 km in leggera salita con transenne che ti obbligano a restare  su quelle pietre maledette. Se fori è un casino perché le ammiraglie sono dietro agli ultimi quindi a minuti di distanza.

Dopo  Rekelberg, Berendries e Valkenberg (3 muri asfaltati) termina la prima parte, la più facile anche se il gruppo avrà già perso 80 corridori.

Km 179 (-77 all’arrivo): Oude Kwaremont, comincia la rumba.  Subito dopo il Paterberg e neanche il tempo di respirare che ti ritrovi davanti il Koppemberg.  Il tutto in 10 km tra i più complicati della corsa.

 A questo punto mancano 67 km e secondo me è il momento giusto per vedere all’attacco le seconde linee.

Non credo che Cancellara molli qualcuno dei suoi, i vari Bennati, Gallopin e Popovich dovranno cercare di stare vicino allo svizzero mentre Boonen potrebbe sfruttare la forma di Terpstra per lanciarlo in una possibile fuga.

Giusto ricordare che il Koppemberg è il muro numero 9 dei 16 in programma . La fatica comincerà a farsi sentire e uomini come Devolder, Van Avermaet, Breschel, Vanmarcke, Westra, Hoste, Langeveld, Oss, Leukemans tanto per fare qualche nome, potrebbero  cercare una possibile fuga per anticipare i grandi favoriti.

Dalla vetta del Koppemberg (-67 km all’arrivo) al nuovo passaggio sul Kwaremont  ci sono ben 30 km e qui può succedere di tutto anche se, tra muri e settori di pavè, non ci sarà tanto da star tranquilli.

La caratteristica di questo percorso è questo circuito con Kwaremont e Paterberg da ripetere altre 2 volte con l’ultimo passaggio sul muro più difficile a soli 13 km dall’arrivo.

Ho parlato di Cancellara, è lui l’ uomo da battere ma Boonen non è da meno. Il fiammingo ha una squadra fortissima alle spalle con due alternative come Terpstra e Chavanel.  Il francese arriva dal successo alla 3 giorni di  La Panne e lo scorso anno terminò 2° dopo una corsa all’attacco. E’ in forma non ha paura della distanza e neanche di attaccare presto, in più è uno di quelli che quando è davanti diventa difficile andare a riprendere. Cancellara sembra che abbia una squadra più debole, dovrà cercare di tenere più uomini possibile vicino per poi attaccare sul penultimo passaggio del vecchio Kwaremont. E gli altri?

Sagan è forte ma giovane, potrebbe cercare di capire il suo limite attuale cercando di restare con i grandi favoriti eventualmente lasciando spazio a Daniel Oss anche se per il trentino era meglio il vecchio percorso.

Breschel invece lo vedo più arrembante.  Se aspetta non va da nessuna parte e se vuole cercare di vincere potrebbe inserirsi in una fuga che potrebbe nascere a 50 km dall’arrivo.

Ballan e Pozzato stanno bene, Uno il Fiandre l’ha vinto e l’altro no. Alessandro non va come qualche anno fa mentre Pozzato sembra di si. Ballan, forse,  preferisce la Roubaix mentre Pozzato cercherà di portare a casa il Fiandre anche se, secondo me,  dovrebbe correre all’attacco. Se aspetterà sarà dura vincere.

Ora vi dico un nome che pochi fanno ma che potrebbe creare il sorpresone. Luca Paolini. L’ho visto pedalare davvero forte ed essendo un corridore che sbaglia poco chissà se riuscirà ad infilarsi in quella possibile fuga delle seconde linee. Ha fondo, è veloce, conosce il percorso e non ha nulla da perdere.

Uno che non starà fermo è  Devolder. Di Fiandre ne ha vinti 2 ma sempre come compagno di squadra di Boonen. Ora è il capitano della Vacansoleil, non è un fulmine di guerra in quanto a tattiche ma di forza ne ha.  Lo vedo piazzato.

Posso pensare ad una fuga  a 50 km dall’arrivo con le seconde linee ma con un finale del genere tutto potrebbe decidersi negli ultimi 30 km. Cancellara per vincere deve staccare Boonen mentre il fiammingo può contare su una squadra più forte. Con Chavanel riuscirà ad interfacciarsi meglio rispetto allo scorso anno? Se correranno bene un problema in più per tutti gli altri.

Ecco le mie stellette

Cancellara, Boonen                           *****

Chavanel  Pozzato                             ****

Sagan Breschel Devolder Paolini        ***

Boasson Hagen, Freire, Vanmarcke    **

Terpstra, ,Langeveld Van Avermaet    **

Ballan, Bennati, Gatto,Westra           *