Gran Canaria 2017

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Vieni alle Canarie con me?

Quando? Dal 09 al 19 febbraio. Eccovi il programma con 9 uscite che, secondo me, sono ideali , non vi pare? Dieci giorni. Ho sempre pensato che fossero ideali per una vacanza come la nostra. Con la canonica settimana il rischio è di voler fare tanto in poco tempo tralasciando i giorni di recupero che invece sono molto importanti. Ora invece, avendo 2 giorni in più la situazione è migliore perché si possono programmare belle uscite dando la possibilità al nostro fisico di recuperare e rendere lo stage proficuo su tutti i punti di vista. Rimane sempre la possibilità per chi vuole di fare anche i canonici 7 o 9 giorni.

La partenza è fissata per il giovedì con il ritorno previsto il 19, di domenica. L’hotel sarà sempre lo stesso: H10 Playa Meloneras. E’ uno dei più belli dell’ isola, un 5 stelle con camere curate, ristorante ottimo e abbondante in all inclusive (vero Antonio?) e una bellissima spa. Formula vincente non si cambia. Come sempre saremo un gruppo ristretto con il campione del mondo Alessandro Ballan capitano del gruppo dei forti, Marco Velo responsabile del reparto medio che in pratica vuol dire tutto quel settore che vuol fare km senza esagerare ed solito gruppo meraviglia che, come dice il nome, macina km in assoluta tranquillità. Infine il gruppo Supermeraviglia adatto ai neofiti della bicicletta che vogliono iniziare a pedalare con noi.

Ed io? A dir il vero sarei da meraviglia ma anche i forti non mi fanno paura perché avendo le auto al seguito potrò chiedere aiuto in qualsiasi momento (non c’è giuria che possa squalificarmi).

A parte gli scherzi avendo un telecamera sempre con me sarò impegnato a riprendere le nostre uscite per poi riproporle nella riunione serale. Sarà come sempre una vacanza speciale dove il pedalare sarà una delle tante cose belle che faremo. Vi aspetto.

A questo indirizzo trovate tutte le informazioni:
http://bikeacademy.davidecassani.it/wp-content/uploads/Bike-Academy-Davide-Cassani-2017.pdf

Per le iscrizioni: http://iscrizioni.davidecassani.it/

Davide

FIRENZE 2013: LA MIA ANALISI DELLA CORSA

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Quanta acqua domenica scorsa in quel di Firenze. Il maltempo ha reso durissimo un percorso che, nel caso di giornata soleggiata, non sarebbe stato cosi selettivo, ma lo si sapeva. Con tutte quelle curve e la discesa tecnica di Fiesole, l’asfalto bagnato ha creato non pochi problemi anche ai più spericolati. Vero Vincenzo?

Nibali è stato superlativo, il più forte a mio modo di vedere. Quando l’ho visto passare sotto il traguardo a 2 giri dalla fine (-32 km) con 1’10’’ di ritardo dal gruppo dei migliori ho pensato che il suo mondiale fosse finito. Invece no. Nello spazio di 5 km è rientrato e in un batter d’occhio è ripiombato nelle posizioni di testa. Appena ha trovato un compagno invece di lamentarsi per la scivolata ha detto: “Allora quando attacchiamo?” Un grande.

Senza quella caduta, sarebbe arrivato più fresco al giro finale con la seria possibilità di staccare tutti quanti. Solo Joaquim Rodriguez eventualmente avrebbe potuto restare con lui e il mondiale avrebbe preso un’altra piega. Anche la caduta di Luca Paolini è costata parecchio alla nostra nazionale. Stava benissimo, aveva speso il giusto ed aveva coordinato la strategia di Bettini in maniera impeccabile. A proposito. Qualcuno ha criticato la condotta troppo generosa dei nostri, in testa fin dal primo giro del circuito di Firenze. I nostri conoscevano meglio di tutti gli altri le insidie del percorso. Due salite, una discesa difficile, tantissime curve, sapevano che restare davanti comportava un dispendio energetico minore rispetto a tutti coloro che restavano dietro. E cosi è stato. Vanotti e Santaromita prima, Nocentini e Ulissi poi hanno fatto un lavoro spettacolare. Regolari in salita, a tutta in pianura. Con questa condotta di gara hanno stancato gli avversari. Dietro era un continuo tira e molla che ha sfiancato la resistenza di quasi tutti. Per non parlar delle numerose cadute che hanno falcidiato la corsa. Con l’asciutto avrebbe potuto essere un percorso tipo Fiandre, con il bagnato invece per corridori da Liegi. Cancellara, Sagan, Gilbert non sono riusciti a restare a galla e hanno mollato già al primo allungo di Scarponi, poi irrimediabilmente staccati dalle progressioni di Rodriguez e Nibali. Purtroppo la scivolata del siciliano ha lasciato il segno, sulle gambe e alla testa. Vincenzo ha perso sicurezza, scendendo Fiesole si è fatto staccare da Rodriguez e sull’ultimo ponticello a meno di 2 km dall’arrivo si è visto sfilare da Rui Costa. Peccato perché una medaglia avrebbe potuto ancora conquistarla. La Spagna ha buttato via la corsa. Valverde ha commesso un errore clamoroso. Facendosi scappare Rui Costa ha praticamente fatto perdere il Mondiale al suo compagno di nazionale. Non credo alla malafede, non penso che Valverde abbia lasciato partire il portoghese perché militano nelle stesa squadra (Movistar) ma resta una gravissima disattenzione. Rui Costa non è stato il più forte ma il più furbo. Non ha tirato un metro per inseguire Rodriguez, ha lasciato il lavoro sulle spalle di Nibali e con un solo attacco, in curva, si è sbarazzato della compagnia per andare a riprendere Rodriguez a 500 metri dall’arrivo. Niente da dire, impeccabile.

Ancora una volta nessun italiano sul podio ma come ha detto il nostro Commissario Tecnico: “ Meglio una medaglia di legno che una sconfitta come la Spagna. Questo Mondiale in fin dei conti ci ha detto che Nibali è davvero un gran corridore. Prima o poi un Mondiale lo vince.

CORDENONS – MONTASIO

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Paularo e’ un bel paese nel cuore della Carnia. È qui che entra nel vivo la 10a tappa che prende il via da Cordenons e dopo 168 km terminerà a Montasio. 80 km di strade semplici e scorrevoli. dopo Tarvisio si comincia a salire ma sempre con una certa delicatezza. Cento km alle spalle e 67 da fare, Paularo il paese d’origine di Franco Pellizotti, unico friulano in gara. Dopo il ponte la strada diventa un budello, e’ molto stretta e ci sarà’ una bella lotta per prendere la salita nelle prime posizioni di un gruppo che sta andando verso una salita inedita, mai fatta prima: Cason di Lanza. Mancano 64 km. Non avendola mai fatta mi sono preparato studiando nel dettaglio l’altimetria e so che il Cason di Lanza e’ divisa in due settori divisi da un tratto in discesa di 2 km. In totale sono 14, ii primi 6 facili gli ultimi 6 difficili. Non mi sono scaldato molto bene ma ho l’ impressione che di facile qua non ci sia un bel niente. La strada e’ piccola, silenziosa, arcigna. Ho fatto un primo tornante, un secondo, un terzo e il mio Garmin continua a indicarmi una pendenza intorno al 12/13% e non si è’ bloccato, semmai sono le gambe un po’ legnose. Dopo un paio di km imbocco una galleria e finalmente posso respirare un po’. Se la prendono forte rimangono subito 30 corridori, non di più. Per arrivare al primo scollinamento i successivi 4 km sono con pendenze ad una cifra . La pedalata torna leggera, i muscoli felici di contrarsi e rilassarsi senza particolari difficoltà. I due km a scendere sono molto tecnici ma piacevoli anche se ormai sono pronto per la seconda parte di salita che si preannuncia severa. Ci siamo. la valle si apre davanti ai miei occhi, anche il sole vuole dire la sua spuntando di tanti in tanto in mezzo a nuvolacce basse e frastagliate. Mi alzo sui pedali, mi siedo, mi rialzo, torno a sedere, cambio rapporto, alzo la testa, l’abbasso, ho fatto solo 800 metri ma così ripidi che quando ritrovo pendenze più umane neanche tolgo il 34/25. Appena 300 metri e comincia il secondo muro. Altri 800 metri con pendenze che arrivano al 17%. Mentre sto litigando con la mia bicicletta mi supera ( in auto) Enzo Cainero, il presidente del comitato organizzatore che mi dice: “Davide, guarda che non è questo il tratto più duro, mandi mandi” e se ne va. Dico la verità, sono preoccupato e affaticato ma quando vedo la terza rampa mi demoralizzo. Micidiale. Questa fa male, quasi 1500 metri dal 15 al 18% e non esagero, giuro. Un cartello stradale con scritto Austria km 2 a sinistra mi ricorda che sono quasi al confine ma io resto in Italia e vado a destra,la salita ritorna abbordabile. Mancano 2 km ma il duro non è’ finito perché manca il quarto gradone di 600 metri. Più che un Cason de Lanza mi sembra un casin de l’ ostrega…..ma ormai è’ finita, l’ ultimo mezzo km e’ praticamente pianeggiante. Non pensavo fosse così feroce. A proposito, la storia dice che Attila con il suo esèrcito nel 492, invase l’Italia passando proprio di qua. il capo degli Unni aveva saputo che da queste parti era nascosta la spada di Marte (Lanza sta a significare lancia). Qui la storia si mischia alla leggenda ma questa resta la strada di Attila anche se l’ erba a distanza di anni e’ ricresciuta. Tornando ai tempi nostri dico che, se qualche scalatore in giornata dovesse decidere di attaccare e portare via un gruppetto di 5-6 corridori, qualche passista forte da classifica rischierebbe grosso perché salite così dure al giro di quest’ anno non ce ne sono tante. Dalla cima mancano 50 km, 13 di discesa pura, stretta, ripida. Ci sono diversi tornanti ma anche parecchi rettilinei dove la velocità sarà talmente elevata che l’istinto di ordina di frenare. A conoscerla si risparmiano almeno 30″ pèrche’ ci sono tante curve che si possono affrontare con un leggero tocco del freno. Da Pontebba a Chiusaforte si ritorna su strade molto larghe in leggera discesa. 12 km molto veloci ma a 22 km si svolta a sinistra e comincia la salita verso Montasio. 11 km in falsopiano a seguire 7 km fino a Sella Nevea abbastanza tosti ma neanche troppo (8%). Ne restano 4. Subito un dirizzone al 16 ma quando di km ne mancano 3,5 comincia il km più ripido di tutto il giro d’Italia. Si arriva al 20%. Sono in mezzo alle nuvole, il 34/28 il rapporto giusto non per me ma per loro, i campioni che questo giro lo correranno. Mille metri dove si possono perdere 5″ ogni 100 metri. L pendenze tornano umane quando cominciano i tweet scritti sull’ asfalto cioè a 2km dall’ arrivo. Questa e’ una novità. Un centinaio di tweet sono stati selezionati e ricopiati sull’ asfalto. Alcuni molto molto belli altri meno, tutti significativi. Gli ultimi 700 metri sono praticamente pianeggianti e l’ arrivo sarà nel bel mezzo del nulla cioè al centro di un anfiteatro circondato da montagne alte bianche e maestose. Le uniche costruzioni sono stalle dove da maggio a ottobre albergano le mucche che ci regalano uno di formaggi più buoni d’ Italia, il Montasio. Pensavo che fosse una tappa come tante altre invece ho scoperto due montagne che potrebbe segnare le sorti di questo giro. Lo ripeto, Cason di Lanza e’ la salita giusta per staccare chi va forte a cronometro. Su pendenze del genere cambia tutto e con un pizzico di coraggio chi avrà perso minuti nella crono di Saltara può, dopo pochi giorni recuperare gran parte del tempo perso. Una tale occasione non si può rimandare. Capito uomini di montagna?

TOUR DE FRANCE CONSIDERAZIONE FINALE

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Era il favorito e nessuno è riuscito ad impensierirlo. Bradley Wiggins ha dominato il Tour de France. Lui e il Team Sky hanno fatto il bello e cattivo tempo e solo un ottimo Vincenzo Nibali ha tentato di scardinare la potenza britannica. Veniamo subito al sodo. Nibali. E’ stato bravissimo, è cresciuto molto rispetto agli anni passati e in questo Tour non avrebbe potuto fare di più. Sapeva prima di partire che nei confronti di Wiggins aveva almeno 5’ da recuperare per via dei tanti km a cronometro e sapeva che anche Evans era più forte di lui almeno contro il tempo, ma l’ha battuto. E’ riuscito a salire sul podio e non dimentichiamoci che a Liegi erano almeno una decina ad ambire a quel risultato. Lui c’è riuscito gli altri no. Froome merita un discorso a parte. In salita era il più forte ma anche se avesse avuto via libera non credo avrebbe potuto vincere.  Sarebbe stato bello vedere i due Sky lasciati liberi di giocarsi le proprie carte almeno sull’ultima salita (Toussiure e Peyragude) ma francamente era difficile che avvenisse.  Una squadra deve sottostare a logiche tattiche, Froome era partito per aiutare Wiggins e non poteva essere lui ad attaccare. Sarebbe cambiato il discorso se qualcun altro fosse partito, allora si che sarebbe stato bello vedere la reazione dei due britannici, ma nessuno è riuscito nell’intento.

Vincenzo Nibali potrà vincere un bel giorno un Tour de France? Io credo di si. E provo a spiegare la mia risposta. Ha 27 anni, quest’ anno è andato molto più forte degli anni scorsi e nei prossimi migliorerà ancora. Da Juniores e Under 23 era tra i più forti a cronometro perché il talento l’ha sempre avuto. Il lavoro che gli ha fatto fare Paolo Slongo (il suo preparatore) è stato produttivo e  nei prossimi anni andrà più forte. Ha margini perché la sua posizione aerodinamica è migliorabile e anche gli allenamenti specifici lo porteranno a perdere meno tempo rispetto agli specialisti puri. Nel ciclismo di oggi sono i particolari a fare la differenza. Wiggins li cura, NIbali meno. Vincenzo è più naif, Bradley è una macchina da guerra, niente viene lasciato al caso. Credo proprio che questo Tour sia stato fondamentale per la crescita di NIbali perché si è reso conto di essere forte ma ancora di più che se vuole vincere questa corsa dovrà lavorarci sopra con il massimo impegno.  Il prossimo anno correrà con l’ Astana e da quello che si sente in Giro potrebbe tornare al Giro (per vincerlo) snobbando il Tour dove potrebbe ritentare l’assalto tra 2 anni. Sono discorsi prematuri anche perché una decisione verrà presa il giorno in cui saranno svelati i percorsi di entrambe le corse. A proposito. Non mi è piaciuto quello del Tour di quest’anno. Troppe crono e poca salita e quella poca posizionata male. Ma come si fa a mettere il muro di Peguère a 38 km dall’arrivo?  E  l’ Aubisque e Tourmalet ad inizio tappa? E perché solamente 3 arrivi in salita? Qualcosa bisogna cambiare. In questo ciclismo dove la squadra è diventata ancora più importante rispetto a qualche anno fa è doveroso proporre percorsi adeguati per permettere anche a chi non ha un team fortissimo di potersi  giocare le proprie carte. Non servono tapponi d’altri tempi ma salite al posto giusto. Un ‘altra cosa, si parla tanto delle radioline causa principale di un ciclismo sempre meno spettacolare. Ve lo dice uno che è sempre stato contrario ma non sono quelle la causa principale di un ciclismo che stenta a regalare emozioni. Basta sentire attentamente le dichiarazioni dei corridori e capirete tante cose. Ormai tanti  corrono controllando i watt. E’ stata la scoperta più importante degli ultimi anni.  L’allenamento basato sui watt ha permesso agli atleti di migliorarsi davvero tanto e anche in corsa è il dato che più di ogni altro viene considerato.  Le sensazioni, l’ esperienza, la capacità di dosare le forze un tempo erano essenziali per ottenere il risultato. Ora un po’ meno.

ROONDE VAN VLAANDEREN PER CAMPIONI

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Cari amici eccomi ancora qua, prima di cominciare vorrei dirvi che sto abbastanza bene, la forma è ancora un po’ lontana ma per le Ardenne sarò pronto. Più o meno sono nelle stesse condizioni di Philippe Gilbert, almeno credo. Io con una botta in testa lui con guai ai denti, entrambi  in via di guarigione. Quando si picchia la testa non si sa mai cosa può succedere. La paura di rimanere un po’ rincoglionito a dir il vero ce    l’ avevo ma dopo il test di oggi sono più sereno: non ci crederete ma per la prima volta nella mia vita sono riuscito a portare a termine un sudoku diabolico sul Corriere della Sera. Evviva….

Parliamo di cose serie, domani c’è il Giro delle Fiandre e cerchiamo di capire un po’ percorso e favoriti.

Come saprete non c’è più il Muro di Grammont (lo chiamo cosi tanto i fiamminghi non leggono questo pezzo) ma la corsa sarà molto più impegnativa perché i muri cattivi sono più vicini al traguardo di Oudenaarde.

Come al solito i primi 100 km serviranno a scaldare i muscoli. Niente muri, niente pavè.

Il Taaienberg apre il festival delle salite (brevi ma dure) dopo 109 km. E’ qui che comincerà a selezionarsi il gruppo. Dovete sapere che al Giro delle Fiandre non ci sono solo i muri in pavè ma anche settori veri e propri da far invidia alla Roubaix.  Dal km 109 al km 122 il gruppo perderà almeno 60 elementi  proprio perché oltre ai primi due muri i corridori supereranno 3 settori pianeggianti sulle pietre.

Il peggiore tra questi è il Paddestraat, a 120 km dall’arrivo. Lo so che manca ancora tanto ma è qui che potrebbe esserci il primo scossone. Sono quasi 3 km in leggera salita con transenne che ti obbligano a restare  su quelle pietre maledette. Se fori è un casino perché le ammiraglie sono dietro agli ultimi quindi a minuti di distanza.

Dopo  Rekelberg, Berendries e Valkenberg (3 muri asfaltati) termina la prima parte, la più facile anche se il gruppo avrà già perso 80 corridori.

Km 179 (-77 all’arrivo): Oude Kwaremont, comincia la rumba.  Subito dopo il Paterberg e neanche il tempo di respirare che ti ritrovi davanti il Koppemberg.  Il tutto in 10 km tra i più complicati della corsa.

 A questo punto mancano 67 km e secondo me è il momento giusto per vedere all’attacco le seconde linee.

Non credo che Cancellara molli qualcuno dei suoi, i vari Bennati, Gallopin e Popovich dovranno cercare di stare vicino allo svizzero mentre Boonen potrebbe sfruttare la forma di Terpstra per lanciarlo in una possibile fuga.

Giusto ricordare che il Koppemberg è il muro numero 9 dei 16 in programma . La fatica comincerà a farsi sentire e uomini come Devolder, Van Avermaet, Breschel, Vanmarcke, Westra, Hoste, Langeveld, Oss, Leukemans tanto per fare qualche nome, potrebbero  cercare una possibile fuga per anticipare i grandi favoriti.

Dalla vetta del Koppemberg (-67 km all’arrivo) al nuovo passaggio sul Kwaremont  ci sono ben 30 km e qui può succedere di tutto anche se, tra muri e settori di pavè, non ci sarà tanto da star tranquilli.

La caratteristica di questo percorso è questo circuito con Kwaremont e Paterberg da ripetere altre 2 volte con l’ultimo passaggio sul muro più difficile a soli 13 km dall’arrivo.

Ho parlato di Cancellara, è lui l’ uomo da battere ma Boonen non è da meno. Il fiammingo ha una squadra fortissima alle spalle con due alternative come Terpstra e Chavanel.  Il francese arriva dal successo alla 3 giorni di  La Panne e lo scorso anno terminò 2° dopo una corsa all’attacco. E’ in forma non ha paura della distanza e neanche di attaccare presto, in più è uno di quelli che quando è davanti diventa difficile andare a riprendere. Cancellara sembra che abbia una squadra più debole, dovrà cercare di tenere più uomini possibile vicino per poi attaccare sul penultimo passaggio del vecchio Kwaremont. E gli altri?

Sagan è forte ma giovane, potrebbe cercare di capire il suo limite attuale cercando di restare con i grandi favoriti eventualmente lasciando spazio a Daniel Oss anche se per il trentino era meglio il vecchio percorso.

Breschel invece lo vedo più arrembante.  Se aspetta non va da nessuna parte e se vuole cercare di vincere potrebbe inserirsi in una fuga che potrebbe nascere a 50 km dall’arrivo.

Ballan e Pozzato stanno bene, Uno il Fiandre l’ha vinto e l’altro no. Alessandro non va come qualche anno fa mentre Pozzato sembra di si. Ballan, forse,  preferisce la Roubaix mentre Pozzato cercherà di portare a casa il Fiandre anche se, secondo me,  dovrebbe correre all’attacco. Se aspetterà sarà dura vincere.

Ora vi dico un nome che pochi fanno ma che potrebbe creare il sorpresone. Luca Paolini. L’ho visto pedalare davvero forte ed essendo un corridore che sbaglia poco chissà se riuscirà ad infilarsi in quella possibile fuga delle seconde linee. Ha fondo, è veloce, conosce il percorso e non ha nulla da perdere.

Uno che non starà fermo è  Devolder. Di Fiandre ne ha vinti 2 ma sempre come compagno di squadra di Boonen. Ora è il capitano della Vacansoleil, non è un fulmine di guerra in quanto a tattiche ma di forza ne ha.  Lo vedo piazzato.

Posso pensare ad una fuga  a 50 km dall’arrivo con le seconde linee ma con un finale del genere tutto potrebbe decidersi negli ultimi 30 km. Cancellara per vincere deve staccare Boonen mentre il fiammingo può contare su una squadra più forte. Con Chavanel riuscirà ad interfacciarsi meglio rispetto allo scorso anno? Se correranno bene un problema in più per tutti gli altri.

Ecco le mie stellette

Cancellara, Boonen                           *****

Chavanel  Pozzato                             ****

Sagan Breschel Devolder Paolini        ***

Boasson Hagen, Freire, Vanmarcke    **

Terpstra, ,Langeveld Van Avermaet    **

Ballan, Bennati, Gatto,Westra           *

PARIGI ROUBAIX

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Sono meno i favoriti della Roubaix rispetto a Sanremo e Fiandre. Il pavè fa paura e tanti preferiscono restarsene a casa. E’ il caso di Nuyens, dopo la gioia del Giro delle Fiandre si prende una domenica di riposo per poi rituffarsi nelle stradine olandesi dell’Amstel Gold Race.

Da chi cominciamo? Ovviamente dal superfavorito CANCELLARA.

Al Giro delle Fiandre qualcosa è andato storto, trovandosi senza squadra ha sfruttato lo scatto di Boonen per andare a prendere Chavanel poi è rimasto senza acqua pagando con i crampi una fuga destinata ad andare a buon fine ma naufragata. Penso che il suo punto debole sia la squadra perché se andiamo a vedere l’ordine di arrivo del Fiandre tra i primi 100 oltre a lui c’è solo O’Grady.

Quando ti chiami Cancellara e tutti sanno che vai forte e sei alla Roubaix normale che tutti ti guardino. Per questo sarà una corsa difficile per lo svizzero ma se non avrà crampi batterlo non sarà facile. La mezza crisi di domenica lo farà correre un po’ più accorto e potrebbe aspettare il famoso Carrefour de l’Arbre per andarsene ma se dovesse rimanere senza squadra sarà costretto ad improvvisare e inventarsi la tattica sul momento.

Tom Boonen ha rischiato di vincere il Fiandre senza essere al top. Domenica dovrebbe andare più forte anche perché di muri non ce sono e lui preferisce le pietre alle salite seppur brevi delle Fiandre. Al suo fianco avrà Chavanel e se riusciranno ad avere una buona  intesa (non come al Fiandre) la coppia Quick Step potrebbe inventarsi una bella tattica vincente.

Hushovd ha un po’ deluso. Caduto alla Sanremo staccato al Fiandre. Il suo sogno è la Roubaix, due anni fa 3°, lo scorso anno 2° gli manca solo la vittoria e credo proprio che domenica sarà la con i migliori fino alla fine anche se quest’anno non è ancora arrivato una volta nei primi 5 in nessuna gara. Farrar e Haussler saranno al suo fianco ma non so fino a quando. Potrebbero cercare di anticipare.

Alessandro Ballan stà bene e la sua BMC la squadra più in forma del momento. Al Fiandre quando mancavano 40 km erano ancora in 7 e corridori come Hincapie, Burghardt, Quinziato Schaer  non sono compagni di squadra qualunque.  Il problema è che Alessandro non è veloce e per vincere deve arrivare da solo.

Per Flecha vale il discorso di Hushovd, ama questa corsa, l’ha sfiorata, ma non è mai riuscito a vincerla. Va forte e con un pizzico di fortuna può ambire al successo. Anche Thomas, il campione britannico farà bene. Vincere? Difficile. Credo che cercherà di star vicino a Flecha per aiutarlo il più possibile.

Filippo Pozzato al Fiandre ha clamorosamente fallito. Non oso immaginare come l’ha presa Andrey Tchmill che già prima di domenica aveva avuto modo di criticare pesantemente il proprio corridore.

E’ nei momenti difficile che si vede il carattere di un uomo e per Pozzato questa Roubaix e l’ultima possibilità di questa primavera. Non è tra i favoriti ma neanche Goss e Nuyens lo erano a Sanremo e Fiandre. In casa Katusha c’è anche Hoste che dovrebbe essersi ripreso dopo la caduta alla 3 giorni di La Panne.

Daniel Oss non è stato particolarmente brillante causa l’influenza della Tirreno e la caduta alla Coppi e  Bartali. E’ giovane quindi la missione è arrivare, se poi sarà tra i primi 15 sarà un bel risultato.

Devolder invece di anni ne ha già 31 e dopo due Fiandre vorrebbe centrare anche la Roubaix ma segnali non ne sono arrivati. Se dovesse vincere sarebbe una sorpresona

Sembra proprio una sfida Cancellara Boonen con Hushovd Ballan Flecha subito dietro. Vedremo

NIBALI E LE CRONO

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Pensavo che Nibali fosse migliorato ma non cosi tanto. Fare paragoni su una prova all’aperto con condizioni meteo differenti non è mai facile ma confrontando i tempi di alcuni corridori si può capire qualcosa, anzi tanto.
Il percorso di San Benedetto era identico allo scorso anno: 9,3 km. Cancellara martedi ha impiegato 3″ in più rispetto al 2011. Adriano Malori invece 9″ in più ma il dato torna perchè poco prima del via mi aveva confessato di non andare come lo scorso anno. Marco Pinotti invece quasi lo stesso tempo con 1″ di differenza tra il 2011 e martedi. Cadel Evans è andato decisamente più piano, ci ha messo 16″ in più. E’ partito più tranquillo e non essendo in classifica potrebbe anche non aver spinto a tutta. Stesso discorso di Michele Scarponi, sono 20 i secondi di differenza ma puntando tutto sul Giro giustamente non è al top. E veniamo a Vincenzo.
Tutti i corridori che ho citato sono andati, chi più chi meno, più piano. L’unico che si è migliorato è stato NIbali. Lo scorso anno 11’13”, martedi invece ha fermato il cronometro a 10’56”, ben 17″ in meno. Un abisso. Vuol dire quasi 2″ al km in meno.
Le prime avvisaglie di questo miglioramento si erano vinte al Tour de San Luis, 2° dietro Leipheimer con Contador molto dietro. Come mai questi miglioramenti? Migliore posizione in sella, un anno in più, allenamenti specifici e introduzione di nuove tecniche di allenamento ma di tutto questo ne parleremo un altra volta. Fino a 2 mesi fa pensavo che potesse arrivare tra il 5° e l’ 7° posto al Tour de France ora ho cambiato idea. Che ne dite?

FINALMENTE IL GIRO

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A prima vista sembra un Giro d’Italia molto impegnativo ma a guardarlo bene lo è ancora di più.

Pronti via e subito una bella cronometro a squadre di 19 km e dopo 3 tappe abbastanza facili la prima vera insidia, lo sterrato che porta ad Orvieto. La5ª tappa è molto pericolosa, ricordate lo spettacolo a Montalcino lo scorso anno? 17 km di strade  bianche tra Toscana e Umbria decideranno le sorti della tappa. Dopo Fiuggi il primo arrivo in salita a Montevergine, tappa numero 7. Salita lunga ma non ha mai fatto grande selezione, dovrebbero arrivare una quindicina insieme ma la maglia rosa cambierà padrone. Attenzione per un finale insidioso il giorno dopo, 8ª tappa, Sapri Tropea, considerata per velocisti ma uno strappo di 800 metri nel finale potrebbe scombinare i piani delle ruote veloci.

Il primo vero appuntamento per gli scalatori è fissato per domenica 15 maggio. Da Messina ai 1892 metri di Rifugio Sapienza in cima all’Etna con gli ultimi 20 km tutti all’insù. Non è durissima come salita ma è la lunghezza a renderla selettiva, sicuramente la tappa più dura della prima metà del Giro.

Dopo il primo giorno di riposo si riparte: Teramo – Termoli  10ª tappa di 159 km  quasi tutti pianeggianti, per velocisti ma il giorno dopo le Marche propongono un continuo salire e scendere con Recanati e Loreto nel finale prima dell’arrivo a Castelfidardo. Il km più difficile è l’ultimo, in salita, volata si ma per pochi, un traguardo che sarebbe piaciuto a Paolo Bettini ma lui non corre più.

Ravenna, 12ª tappa, è la  più facile del Giro ma anche l’ultima per i velocisti. Da qui in poi necessario allacciarsi le cinture di sicurezza, si sale.

Le Alpi si presentano con l’unico sconfinamento in programma, IlGrossglockner in Austria. Arrivo in salita a quota 2137. La strada è bellissima, ma i 6 km che vanno dai -13 ai .7 sono davvero tosti. Nel finale qualche tratto facile si trova ma rimane una salita da bollino rosso.

Ritorna il mostro Zoncolan e non da solo. Segnatevi questo nome: Crostis. E’ la 14ª tappa e non ho il minimo dubbio nel definire gli ultimi 50 km di questa frazioni i più duri del Giro. Monte Crostis,14 km al 10% con punte al 18%,  dalla cima mancheranno 37 km, ma prima della discesa (una delle più difficili che io abbia fatto) ci sono 7 km sterrati con il fondo in ottime condizioni. Qualcuno arriverà ad Ovaro già stanco  e credo proprio che gli ultimi 10 km saranno una sofferenza per tutti  Le sorti del Giro 2011 risulteranno fortemente condizionate da questa giornata

Non è finita perché la 15ª tappa, Conegliano Gardeccia di 229 km non è da meno. Piancavallo, Forcella Cibiana, Giau, Fedaia e Gardeccia le salite che portano il dislivello giornaliero a 5.500 metri. E’ sul Fedaia che la corsa si infiammerà mentre la salita che porta sotto le torri del Vajolet (Rifugio Gardeccia) misura 6 km con gli ultimi 3 al 12-13%. E’ il terzo giorno di alta montagna, il più complicato per quanto riguarda il recupero. La classifica potrebbe ancora una volta cambiare profondamente.

Il secondo giorno di riposo arriva a proposito ma il 24 maggio, altra tappa importante: cronoscalata del Nevegal, è la 16ª. Misura 12,7 km. Venticinque minuti con il cuore in gola e un orologio che va sempre troppo veloce.

La 17ª tappa, da Feltre a Tirano è bella lunga ma, nonostante Tonale e Aprica, non è altimetricamente parlando molto dura. Un insidia potrebbe essere l’ultima discesa, i 4 km che portano a Stazzona, ideali per mettere in difficoltà chi discesista non è.

Il punto cruciale della 18ª frazione è la salita di Ganda. 8 km con gli ultimi 2 al 9%, dalla cima mancheranno 30 km molti dei quali in discesa. San Pellegrino Terme ritorna al Giro  dopo 34 anni.

Per Macugnaga è la prima volta, 19ª tappa, ultimi 30 km tutti in salita ma abbastanza dolci anche se prima c’è da scalare il Mottarone, è  distante  dal traguardo (75 km) ma è davvero duro.. Non si puo mai stare tranquilli quindi massima attenzione anche oggi.

Finale col botto. Sabato 28 maggio, Verbania Sestriere, con i suoi 242 km è la tappa più lunga del Giro d’Italia. Lo spauracchio è il Colle delle Finestre, salita di quasi 20 km con gli ultimi 8 sterrati. Nel 2005 fu spettacolo vero con Savoldelli a difendere la maglia rosa dall’attacco di Simoni, Rujano  e Di Luca. Quando le salite superano i 60 minuti di durata fanno sempre selezione e se gli ultimi 25 sono su strade bianche è anche peggio. Il Colle delle Finestre è lungo duro e selettivo non servono altre parole per descriverlo. Dalla cima mancano 27 km, discesa e poi di nuovo salita per raggiungere Sestriere. Giro finito? Non ancora, manca l’ultima tappa, una crono di  31 km a Milano per incoronare il vincitore di una corsa che solo a parlarne viene il fiatone.

RONDE VAN VLAANDEREN

RONDE-VAN- VLAANDEREN

Ronde Van Vlaanderen altrimenti detto Giro delle Fiandre. Una corsa dal fascino particolare, il pavè, i muri, le stradine e migliaia di persone lungo le strade ad applaudire tutti anche se poi sperano di esultare per uno di loro o quasi.Sapete tutti che tra fiamminghi e valloni non scorre buon sangue ma per Philippe Gilbert fanno uno strappo alla regola perché parla fiammingo anche se è vallone.Certamente lui è uno dei grandi favoriti, va forte, conosce il percorso, ama questa corsa a tal punto che farebbe carte false per conquistarla. Penso che sia l’unico in grado di poter accettare uno scontro diretto con Cancellara. Se la corsa si deciderà sul Muro di Grammont questi due corridori potrebbero fare la differenza e andarsene senza essere piu ripresi. Lo svizzero ha la stessa forma dello scorso anno e ad Harelbeke, sabato scorso ha impressionato. E’ lui il super favorito e la corsa sarà sulle sue spalle e della Leopard.

Dimenticavo, il percorso è un po’ cambiato. Nel 2010 il primo muro era dopo 120 km, domenica dopo 70 e prima del vecchio Kwaremont ci sono 4 tratti di pavè e 3 muri, il che vuol dire che gia a metà corsa saranno fuori gioco metà dei corridori e la corsa risulterà più selettiva del solito.

Tom Boonen ha vinto la Gand Wevelgem ma non ha convinto. Ho l’impressione che patisca un po’ la corsa dura. Non mi sembra che la forma sia delle migliori e la squadra non eccezionale anche se Chavanel non è un compagno di squadra da poco.

Alessandro Ballan sta bene, finalmente  gli acciacchi passati sembrano alle spalle e l’avvicinamento al Fiandre è risultato ottimale, almeno credo, ma per vincere non deve aspettare il Grammont ma anticipare cosi come Pippo Pozzato. Lui,Pippo, sinceramente non so come stia. Alla Sanremo è andato forte ma poi non si è piu visto. Si è nascosto? Lo spero tanto perché uno come lui il Fiandre lo può vincere ma vale lo stesso discorso di Ballan.

In casa Garmin il clima non credo sia dei migliori, Tra Sanremo e Gand non hanno raccolto molto anche perché di sfortuna non ne hanno avuta poca. Hushovd credo che farà una grande corsa anche se per le sue caratteristiche meglio la Roubaix. Haussler? E’ sempre li ma gli manca sempre uno scudo per  fare una lira (in romagna si dice cosi) e Farrar, dopo il 5° posto del 2010 è convinto di poter fare meglio.

Devolder non mi sembra che vada molto forte ma lui potrebbe bleffare, è sempre una mina vagante e la sua squadra può contare anche su Leukemans e Westra.

In casa Rabobank Lars Boom è la punta. Già campione del mondo ciclocross  con le pietre si trova a proprio agio ma non so come può reagire alla distanza, da tener d’ occhio.

Peter Sagan è giovane e forte Daniel Oss pure ma credo che per entrambi un anno in più di esperienza servirà.

Dicono che sarà brutto, ma le previsioni potrebbero cambiare.Se sarà bello il mio favorito è Cancellara mentre se dovesse piovere…….Cancellara ancora.

Il bello del ciclismo è che non sempre vince il più forte, la speranza è di vedere una bella corsa e se poi  a vincere dovesse essere un italiano tanto meglio anche perché con tutti questi festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia una festa in più ci starebbe anche bene.

30-30 A UN MESE DALLA GRAN FONDO

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La primavera è finalmente arrivata, il tempo è ancora un po’ bizzoso, ma oramai ci siamo il bello sta arrivando. Lo sento. Mentre sto scrivendo c’è un sole caldo e invitante e il mio pensiero va alle giornate che potrò dedicare alle uscite in bicicletta. Come al solito voglio darvi un’ idea per un allenamento che possa darvi qualche beneficio. Avete un appuntamento ciclistico importante? Penso ad una Gran Fondo. Ecco il mio consiglio.

A quattro settimane dalla Gran Fondo può essere cosa saggia dedicarne una al cambio di ritmo.

Se, per esempio, l’appuntamento è il 26 maggio la settimana specifica è quella che va dal 29 aprile al 5 maggio. In questa settimana dovrete trovare il tempo per fare almeno 4 allenamenti del tipo 30-30.

Attenzione, è un allenamento impegnativo dove bisogna prestare la massima attenzione perché il cardiofrequenzimetro non ci può aiutare più di tanto. Non guardatelo nemmeno se non alla fine della serie.

Trovate una salita di almeno 3 km, e il lavoro consiste nel fare 30” forte seguiti da 30” di recupero per 10 volte. L’intensità per i primi 30” deve essere tale da poter fare tutte e 10 le ripetute alla stessa velocità. Non bisogna fare le prime forte e le ultime piano. Regolatevi. Il rapporto deve essere quello giusto, non è un lavoro di forza e neanche di agilità. Praticamente dovrete avere le stesse cadenze di quando fate lavori di soglia. Nei 30” fatti forte non alzatevi sui pedali neanche per lanciarvi mentre nei 30” di recupero fate quel che volete, importante è recuperare quindi rapporto agile e andate piano. Dopo la prima di serie fate 10 minuti di recupero e ripetere per altre 2 volte. Cioè ancora 10 volte 30-30, 10 minuti di recupero e un ultima serie di 30-30.

Come vi dicevo questo è un ottimo allenamento per migliorare la propria condizione e ritengo sia utilissimo farne almeno 4 nella settimana specifica. Nelle restanti 3 settimane precedenti al nostro obbiettivo-Gran Fondo vi consiglio di lasciare un giorno al 30-30, non di più. Sono stato chiaro?